Chiesa di Santa Marta di Loreto o Santa Marta

Cartellonistica realizzata ad opera del G.A.S.M.A (Gruppo archeologico storico mineralogico aronese) e del Lions Clubs International ARONA STRESA LIONS CLUB - approfondimento

Articolo di Ivana Teruggi


La chiesa nasce dal desiderio della contessa Margherita Trivulzio, con il sostegno del figlio, il cardinal Federico Borromeo, di incrementare, con dignità e decoro, una devozione mariana cittadina, sorta spontaneamente verso (14) l’immagine miracolosa della Madonna che nel 1588 aveva iniziato a elargire grazie. Il dipinto si trovava nel sottoportico della casa di certa Barbara Cioccari, ubicata sulla piazza del Mercato, a confine con il porto, nel primo tratto della cortina di case costruita sulle mura quattrocentesche. Per il progetto, in prima istanza, fu interpellato l’architetto milanese Martino Bassi, che elaborò un disegno (non pervenuto) corredato di precise indicazioni. Era previsto un oratorio cupolato, con la “Cappella verso Oriente”, presso la riva del lago come la piccola sacrestia e il campaniletto, e con la facciata prospiciente la piazza, di poco avanzata dal rettifilo delle abitazioni che in parte sarebbero state abbattute. Mancando di sagrato, per ovviare ai disagi causati dalla frequentazione nei giorni di mercato, subito iniziò a filtrare l’idea di edificarlo sulla trecentesca chiesa diruta di Santa Caterina, ubicata nella parte più eminente di fronte al porto, con la possibilità di disporre di un spazio più ampio. Nel novembre del 1591 l’architetto morì. Per iniziativa del cardinale, nell’estate dell’anno seguente il cantiere fu affidato all’architetto romano Tolomeo Rinaldi e l’8 dicembre fu benedetta la prima pietra. La grande devozione che la famiglia Borromeo aveva per la Santa Casa di Loreto, determinò la dedicazione e la definitiva configurazione della Fabbrica, con un sacello all’interno che emulasse il santuario lauretano.

Si iniziò a costruire questo corpo secondo il modello e le misure reali della Santa Casa di Loreto, richieste per l’appunto dal Cardinale. Gli ingegneri milanesi Aurelio Trezzi e Pietro Antonio Barca seguirono il cantiere. L’8 settembre 1593 l’immagine miracolosa della Madonna delle Grazie fu traslata a massello sul muro di fondo del piccolo ambiente. I lavori proseguirono lentamente e nel 1646 l’architetto Francesco Maria Richino progettò il portale e la scala d’accesso, rielaborati più tardi (1762).

Dal 1650 la chiesa fu sede della Confraternita di Santa Marta, che, con la famiglia Borromeo fu protagonista nelle vicende degli arredi interni. Di pregio è (1) l’altare maggiore (1658-1661) in marmi policromi progettato da Francesco Castelli e realizzato dai marmorari di Arzo Antonio Fossati e Andrea Rosso. È una monumentale macchina liturgica, degna di una chiesa metropolitana, in cui i modelli lombardi manieristici si coniugano con le estrosità degli schemi barocchi della città papale, proponendo l’idea innovativa del coronamento curvo ad ali spezzate. Lo sfondato in marmi neri coronato da arco poligonale e le due vigorose colonne ai lati, sono funzionali all’esaltazione della monumentale statua (2) dell’Assunta (1613) di Marco Antonio Prestinari, scultore famigliare del cardinale Federico, e della sottostante “finestrella dell’Angelo”, peculiare della Santa Casa. Le quattro nicchie che la impaginano sono popolate dalle statue (3) dell’Arcangelo Gabriele, (4) dell’Annunciata, (5) di Santa Marta e (6) di Santa Maria Maddalena (XVIII secolo). Alla sommità svetta (7) l’insegna del Gonfalone di Santa Marta (1661 ca.), (8) gli Angeli tubicini (prima metà del XVII secolo) di Bartolomeo Tiberino (att.) e statue (9)di Sant’Ambrogio e (10) di San Carlo (inizi XVII secolo) di Giovanni Taurino (att.). Sulle pareti laterali, sono appesi i quadroni delle Affiliazioni al Gonfalone: Parete sinistra: (11) Concessione della partecipazione dei Cappuccini (1665) di Agostino Santagostino e bottega (attr.), con stemma Cuchino; (12) Crocefisso ligneo (inizi XVI secolo) di maestranze ticinesi, con le Storie della Passione (seconda metà del XVII secolo) di Francesco Perella (attr.); (13) Concessione della partecipazione dei Francescani (1665 ca.) di Pittore milanese, con stemma Cuchino.  Parete destra: (14) Madonna di Loreto e i Santi Marta e Rocco, copia secentesca del dipinto di Sperindio Cagnoli nel Monastero della Visitazione; (15) Concessione della partecipazione dei Domenicani (1660-1667) di Pietro Francesco Gianoli; (16) Concessione della partecipazione degli Eremitani, (1667-1675), di maestranze locali. (17) Pannello con la Trinità, proveniente dall’ancona lignea (1641) intagliata da Bartolomeo Tiberino per la chiesa omonima e qui trasportata nel 1650 dai confratelli che lasciarono l’edificio all’erigendo Monastero della Visitazione.

Sacello: Di grande suggestione è (18) l’immagine miracolosa della Madonna con il Bambino (1530 ca.), affrescata da un anonimo maestro che non dimentica i leonardeschi, ma ha come principale referente stilistico Bernardino Luini. L’opera deriva dal modello della Madonna della buonanotte (1512) da questi dipinta nell’abbazia di Chiaravalle. La macchia scura della siepe sullo sfondo esalta l’incarnato dei volti che ammiccano con il fedele, ma stentano a raggiungere la “dolcezza sottilmente ironica dei visi luineschi”. Significativi sono gli stemmi ai lati che consentono di restringere i tempi della realizzazione: sulla sinistra è lo scudo di Giovanni I Borromeo e Margherita Medici, sposi nel 1529 e genitori di san Carlo; sulla destra quello di Ambrogio Lampugnani, più volte podestà e commissario di Arona (1505-1522) e poi di Lesa e del Vergante (1536), un uomo dei Borromeo.

È lecito identificare nel Lampugnani il committente dell’opera, presumibilmente realizzata in omaggio agli sponsali feudatari di Arona. Era suo l’immobile presso il porto da cui fu strappato il dipinto: gli eredi nel 1573 l’avevano venduto al daziario Cristoforo Cioccari, padre di Barbara, ricordata nelle fonti successive come intestataria.

All’esterno del sacello, nelle nicchie statue in stucco delle Sibille e dei Profeti (XVIII secolo).

GALLERIA FOTOGRAFICA:

Pianta

 

Statua Statua Dipinto

BIBLIOGRAFIA:
I.TERUGGI, S. MONFERRINI (a cura di), La chiesa di Santa Maria di Loreto e la Confraternita di Santa Marta di Arona dai Borromeo a oggi. Storia, restauro e valorizzazione, Atti del convegno, Arona 22 aprile 2017, con interventi di G. Andenna, M. Caldera, M.L. Casati, M. Dell’Omo, G. Di Bella, F. Fiori, G. Gentile, M. Gomez Serito, A. Guglielmetti, S. Monferrini, A. Rovetta, I. Teruggi, M. Ziggiotto, Novara 2018.

 

Pagina aggiornata il 21/03/2024

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